Il principe dei pirati. Come è nata l’idea.

Quando inizio a ideare una storia, dedico tanto tempo alla progettazione dell’ambiente in cui i personaggi si devono muovere. Anche se spesso la trama ha come protagonisti personaggi inventati, quando inizio a delineare il loro carattere, parto sempre da una base reale, da spunti trovati durante la ricerca, da figure storiche che in quell’epoca hanno vissuto per davvero. Non fa eccezione l’ultimo romanzo pubblicato: il principe dei pirati.

Copertina romanzo di Stefania Bernardo Il principe dei pirati

Samuel Hardy e Mary Hallett, infatti, nascono dai contorni dei loro omonimi vissuti nel Settecento: Samuel Bellamy e Maria Hallett. Mi sono imbattuta nella figura di Bellamy anni fa, quando ho iniziato le ricerche per il mio primo romanzo, La Stella di Giada. È, insieme ad altri capitani come Roberts, Teach e Rackham, uno dei pirati più famosi della cosiddetta epoca d’oro della pirateria, in particolare, Bellamy è in cima alla classifica dei bottini, insomma è stato il pirata più ricco della storia ma, ahimè, anche il più sfortunato. Bellamy ha solcato i mari tra il 1716 e il 1717. Non si sa molto di lui prima che iniziasse a battere bandiera nera. La cosa certa è che la motivazione per cui è diventato un predone degli oceani risiede nell’amore. Sappiamo che è cresciuto sui velieri, diventando un marinaio esperto.

Il principe dei pirati, Bellamy, in una illustrazione tratta da internet
Un dipinto che ritrae Samuel Bellamy,il principe dei pirati, tratto da internet.

Con ogni probabilità ha patito la crisi degli ingaggi scatenata dal trattato di Utrecht che poneva fine alla guerra di successione spagnola. I marinai impiegati sulle navi da guerra inglesi si sono ritrovati disoccupati e non tutti sono riusciti a ricollocarsi sulle flotte mercantili. Bellamy, tra il 1715 e il 1716 si ritrova così a Cape Code nel Massachusetts dove incontra Maria Hallett, la donna del destino. Si innamorano e proseguono la relazione in maniera clandestina, ma vengono presto scoperti dal padre di lei. Samuel viene quindi allontanato, colpevole di non poter garantire un futuro agiato e rispettabile a Maria. L’uomo decide così di avventurarsi per mare con il socio Paulsgrave Williams e, insieme, si danno alla pirateria. L’obbiettivo di Bellamy è quello di guadagnare abbastanza bottino per ritornare da Maria e sposarla.

Un uomo disposto a tutto per conquistare la sua amata.

Di indole nobile e coraggiosa, Black Sam, come viene ribattezzato, non infierisce sulle prede e spesso lascia andare gli equipaggi dopo aver ridato loro la nave. Alcuni, quindi, iniziano a chiamarlo “il principe dei pirati”, anche perché è solito, quando scende a terra, donare una quota di bottino ai più bisognosi. In un solo anno di attività, cattura più di cinquantatré navi, fino ad arrivare al bottino della vita, la Whydah Gally, un mercantile così ricco di merci e preziosi da permettergli di ritornare dalla sua Maria.

Il destino, però, non ha riservato a Samuel e Maria un lieto fine, bensì una tragedia. La Whydah di Bellamy affonderà a poche miglia da Cape Code e Maria impazzirà di dolore.

La base romantica che ha portato Bellamy a farsi pirata e il suo obbiettivo di ritornare a prendere l’amata, è quella su cui ho iniziato a organizzare l’impianto del mio romanzo. La trama ha forti punti in comune con quella di Black Sam, a partire dal titolo.

Si discosta poi di parecchio, soprattutto per il finale. Il principe dei pirati, inoltre, nasce anche dal bisogno di raccontare qualcosa in più di un altro mio personaggio, il capitano Johnny Shiver, protagonista de La Stella di Giada (i romanzi sono autoconclusivi, quindi si possono leggere separatamente senza problemi). E infine ho sentito il bisogno di muovere un’altra figura leggendaria dell’epoca, Edward Teach.

Un pirata famoso per le sue stranezze a partire dalla sua abitudine di assaltare le navi infilandosi delle micce accese tra la barba, dando l’impressione di essere un demone infernale. Famoso anche per aver sfidato alcuni suoi uomini a restare chiusi nella stiva con lui, circondati dai bracieri di zolfo che rendevano l’aria irrespirabile.

Un altro personaggio leggendario. Barbanera.

Teach è stato anche l’uomo che ha ispirato Stevenson a scrivere la canzone dell’isola del Tesoro. Quindici uomini sulla cassa del morto (Dead Man’s Chest). Si narra infatti che Teach abbia abbandonato trenta pirati della sua ciurma su un isolotto sperduto nell’oceano per punizione. Di questi, pare ne siano sopravvissuti solo quindici, salvati in seguito da un altro pirata, Stede Bonnet. Le storie di queste vite, i fatti storici citati che si mischiano alla leggenda, hanno alimentato la mia fantasia e la trama, andando a creare l’ambientazione in cui si muovono i miei personaggi.

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